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“Cosa c’è sotto il Cappello” Elena Galloni

Omaggio dal video Rodolfo Valentino: Mito e Seduzione

Dal nostro video (clicca qui):

A novantanni dalla morte, il mito di Rodolfo Valentino (all’anagrafe Rodolfo Guglielmi) vive attraverso il ricordo della sua grandezza. Castellaneta, la sua città natale, lo ricorda con una mostra nel Museo Valentino, allestita nell’ex convento di Santa Chiara. Promuovono l’iniziativa l’Assessorato alla Cultura del Comune di Castellaneta, il Museo Nazionale del Cinema di Torino e la Fondazione Rodolfo Valentino di Castellaneta, con il Patrocinio di Regione Puglia e Puglia Promozione.

Riviste ed oggetti d’epoca offrono la possibilità di ammirare alcune tra le più belle fotografie dell’attore fuori dal set in una sorta di viaggio-racconto che ne percorre la carriera da uomo qualunque a divo immortale.

Curiosità: Cappelli e Torte

“A me il cuore, please” Massimo Taramasco

Gli Aristogatti, omaggio di Walt Disney alla Belle Epoque di Parigi

Videorisposta di Massimo Taramasco

La risposta alla nostra domanda:

Un Cappello pieno di ciliegie” Oriana Fallaci

Le Cappelliere

Cappelliera dell’inizio del ‘900 

Le cappelliere sono scatole di forma cilindrica (rotonda) utilizzate per conservare e proteggere la forma e per tenere puliti i cappelli. In seguito presero il nome di “custodie”. Vennero ideate e prodotte già nel 1700 per necessità delle famiglie aristocratiche utili nei loro spostamenti, i lunghi viaggi in Europa e oltreoceano.

Di varie dimensioni, anche oggi le troviamo ancora prodotte in carta, cartone, fibre, cuoio, decorate e dipinte a mano e poi con meravigliose grafiche stampate. Un accessorio che non può mancare insieme al cappello. Quindi non si può parlare di cappelli senza parlare di cappelliere.

Queste prestigiose scatole rotonde vennero poi impiegate anche nei primi del ‘900 nell’arte pasticcera soprattutto per il confezionamento dei panettoni e per le prestigiose confezioni natalizie, mantenendo sempre lo stesso appellativo. Inoltre, ancora oggi, sempre nell’arte pasticcera, sono presenti per il confezionamento di confetti soprattutto per le bomboniere nuziali.

 

Cappelliera degli anni ’20 

Cappelliera Vintage

La Cappelliera

Il cappello da chef

“Chef” è un nome francese che, anticamente, indicava le parrucche indossate dai nobili francesi e spagnoli. In seguito fu dato questo nome ad una particolare forma di cappello cilindrica a simboleggiare una carica o una professione. Questo cappello di colore bianco, la “toque-blanche”, venne poi assegnato definitivamente alla professione dei cuochi, indossato nello specifico dal capo cuoco a simboleggiare la sua eccellenza nell’arte culinaria.

E’ un cappello alto, a pieghe e gonfio all’estremità. Alfred Suzanne fu il primo cuoco ad usarlo e a soprannominarlo “couvre-chef“, per indicare che l’indossatore era il direttore della cucina, ovvero lo chef.

L’uso del cappello in cucina ha origini molto lontane. Pare infatti che raffigurazioni europee del XIV secolo riportassero cuochi con il capo coperto da berretti, simili alla toque, con l’aggiunta di una piuma per distinguere i direttori di sala da chi operava in cucina.

A seconda di come venivano portate le pieghe e la forma del rigonfiamento del cappello, si poteva indicare il carattere dello chef.

La forma di questo prestigioso cappello permetteva una maggiore areazione e traspirazione del sudore e quindi ridurre l’assorbimento degli odori. Col tempo, per motivi funzionali, il tessuto con cui veniva confezionato il cappello da chef cambiò dal tradizionale e classico cotone ad tessuti sempre in cotone, ma più leggero, inamidato, proprio per limitare al massimo sudorazione e cattivi odori.

Il colore bianco venne scelto per contraddistinguere le necessità igieniche-sanitarie.

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